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Scritto da  2014-12-09

Google Baby

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Google Baby
Image by Giulio Zucchetto
Google sta puntando ad un nuovo obiettivo strategico: i bambini. E’ notizia recente che la multinazionale di Mountain View stia preparando un nuova versione dei propri prodotti online, pensata per i ragazzi sotto i 13 anni. Non si hanno ancora notizie precise in merito, se non alcune dichiarazioni generiche da parte dei responsabili del progetto. Da quello che trapela, oltre ad una differente versione del motore di ricerca, sarà interessato anche Youtube. Questa svolta potrebbe dipendere del fatto che la nota piattaforma di condivisione video sia, stando a recenti analisi di mercato, la più popolare in questa delicata fascia di età, più ancora dei concorrenti Facebook e Twitter, rappresentando così un’importante fetta di mercato per il colosso americano.


Lontani sono ormai i tempi in cui i ragazzi giocavano esclusivamente con mezzi che, con una certa ironia nostalgica, potremmo definire analogici. L
’era digitale impone nuove sfide per i colossi del web, sempre pronti a navigare vicino ai confini della legalità, cercando allo stesso tempo di spingere più in alto l’asticella. Infatti, già solamente ad un livello puramente ipotetico, si pongono le prime insidie normative: detta schiettamente, su come conquistare questa fascia di età, senza ledere il – giustamente - protetto diritto alla privacy
L’oggetto del contendere sono ovviamente le
pubblicità mirate: obiettivo posto al di là delle rassicuranti dichiarazioni che questo servizio serve a tutelare i più giovani visitatori, dando loro la possibilità di aprire account personali e sicuri, e di «utilizzare meglio» una tecnologia già ampiamente utilizzata.

Il marketing mirato colpisce con efficacia ogni singolo utente. Le informazioni delle pagine visitate e dei contenuti apprezzati dall’utente che ha eseguito il log in vengono acquisite e rielaborate attraverso un algoritmo che produce campagne pubblicitarie mirate in base a questi dati. Analogo è ciò che accade su Facebook, il quale propone pubblicità di prodotti in base ai nostri dati personali, ai “like” e a tutti i contenuti che pubblichiamo.
Al momento sappiamo che la titolare del progetto sarà Pavni Diwanji. Tuttavia, a parte qualche dichiarazione generica, poche sono le informazioni al riguardo, salvo che il progetto dovrebbe diventare operativo nel 2015. Questo è quanto si auspica a Mountain View.

Tale annuncio sembra essere stato studiato ad hoc per testare quale impatto possa avere, a livello generale, questa proposta sull’opinione pubblica e sui governi, per eventualmente ricalibrare il tiro in attesa di un lancio in pompa magna. Sarà curioso vedere se ne seguirà un dibattito costruttivo, o se si limiterà a seguire la ormai consolidata e anestetizzata dinamica “mi piace-non mi piace”, abituale rito della democrazia targata web 2.0.
La sfida è titanica, ma il grande fratello Google è pronto.

Questo blog non rappresenta in alcun modo una testata giornalistica, in quanto non viene aggiornato periodicamente e perciò non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.

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